Le emozioni giocano un ruolo importante nella nostra vita fin dai primi giorni fino alla morte. Ci preparano ad agire, guidano le nostre decisioni e azioni e fanno emergere ciò che merita attenzione.

L’ostilità, la mancanza di empatia e fiducia negli altri, manifestate in gioventù, diminuiscono le capacità cognitive. Con il tempo, la situazione peggiora, avvertono i neurologi.

Lo studio è stato condotto dall’Università di Ginevra su 3.000 persone che, all’inizio della ricerca, avevano in media 25 anni. Un questionario iniziale ha evidenziato le caratteristiche di personalità dei partecipanti, che sono state rivalutate periodicamente.

Dopo un quarto di secolo, i partecipanti sono stati sottoposti a test per determinare le loro abilità cognitive, in particolare memoria e ragionamento.

Dallo studio è emerso che tutto ciò che compone il cosiddetto “carattere cattivo” in gioventù, come ostilità, impulsività, aggressività, mancanza di empatia e fiducia verso gli altri, ha ridotto la forza del cervello, portando a prestazioni lavorative inferiori e presenza di depressione.

Difficoltà nella gestione dello stress, problemi di autocontrollo e di adattamento sono stati altri aspetti rilevanti.

I ricercatori hanno inoltre osservato che l’impatto sulle funzioni cerebrali è a lungo termine, e col passare del tempo la situazione peggiora ancora, man mano che la persona invecchia.

Gli studiosi sottolineano che: “ciò suggerisce che interventi volti a promuovere interazioni sociali positive tra adolescenti e giovani adulti potrebbero contribuire a ridurre il rischio di declino cognitivo in età avanzata”.